Sembolizm akiminin oncusu Fransiz sair Stéphane Mallarmé’nin olum yildonumu (9 Eylul 1898)
Ten bitirdi hazlarini, tukendi kitap;
Kacsam, kacsam uzaklara... Ustumde mehtap;
Saniyorum en guzeli mest oluslarin
Gokle engin arasinda ucan kuslarin.
Kim tutacak denizlere bagli bu gonlu?
Ne gozlere gulumseyen bahcenin gulu,
Ne sutbeyaz kagitlara aksi lambanin
Ne dizinde yavrusunu emziren kadin.
Gidecegim, guzel gemi haydi demir al,
O ellere yelken ac ki sanilir masal...
Bir uzuntu, kuskun ama umutlarina
Inaniyor mendillerin elvedasina.
Belki deli ruzgarlara uyan direkler
Karayelde bir kazaya bas egecekler
Ve gorunmez olacaklar... Denizler derin
Gonul, dinle turkusunu gemicilerin.
Come è triste la carne... E ho letto tutti i libri!
Fuggire! Laggiù fuggire! Ho udito il canto degli uccelli ebbri tra l'ignota schiuma e i cieli.
Nulla, neppure gli antichi giardini riflessi negli occhi,
Potrà Trattenere il mio cuore che si immerge nel mare.
O notti! Neppure il deserto chiarore della mia lampada
Sul foglio ancora intatto, difeso dal suo chiarore,
E neppure la giovane donna che nutre il suo bambino.
Partirò! Nave che culli le tue vele
Leva l'ancora verso un'esotica natura!
Una Noia crede ancora, desolata da speranze crudeli, ai fazzoletti agitati nell'ultimo addio.
E forse gli alberi che attirano la tempesta
il vento farà inclinare sui naufragi
Perduti, senz'alberi, lontani da fertili isole...
Ma ascolta, mio cuore mio, il canto dei marinai!



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